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01 August SiddhartaDisse Siddharta: “Che dovrei mai dirti, io, o venerabile? Forse questo, che tu cerchi troppo? Che tu non pervieni a trovare per il troppo cercare?”.
“Come dunque?” chiese Govinda. “Quando qulacuno cerca,” rispose Siddharta “allora accade facilmente che il suo occhio perda la capacitá di vedere ogni altra cosa, fuori di quelle che cerca, e che egli non riesca a trovar nulla, non possa assorbir nulla, in sé, perché pensa sempre unicamente a ció che cerca, perché ha uno scopo, perché é posseduto dal suo scopo. Cercare significa: avere uno scopo. Ma trovare significa: esser libero, restare aperto, non avere scopo. Tu, venerabile, sei forse di fatto uno che cerca, poiché, perseguendo il tuo scopo, non vedi tante cose che ti stanno davanti agli occhi”. Herman Hesse 14 December E quella volta lì aveva 60 anni...Da una lettera inedita di Giorgio Gaber e Sandro Luporini, pubblicata di recente, da "La repubblica"...Voi figli rassegnati ad un mondo di noia
Io, quella volta lì, avevo sessant'anni. Eravamo nel 2000 o giù di lì. Praticamente ora. E vedendo le nuove generazioni, i 25.enni di ora, così diversi ,mi domando: che eredità abbiamo lasciatio ai nostri figli? Forse , in alcuni casi , un normale benesse. Ma non è questo il punto. Voglio dire...un'idea, un sentimento, una morale, una visione del mondo... No, tutto questo non lo vedo. Allora ci saranno senz'aktro dell ecolpe. Si, il coro della tragedia greca: i figli devono espiare le colpe dei padri. Siamo stati forse noi padri insensibili, autoritari, legislatori di stupide istituzioni? No. allora dove sono le nostre colpe? Un momento, era troppo facile per noi essere pacifisti, antiautoritari e democratici. I nostri padri avevano fatto la resistenza. Forse avremmo dovuto farla anche noi,la Resistenza. E' sempre tempo di Resistenza. Perchè invece di esibire ilnostro atteggiamento libertario non abbiamo dato uno sguardo all'avanzata dello sviluppo insensato? Perchè invece di parlare di buoni e cattivi non abbiamo alzato un muro contro la mano invisibile e spudorata del mercato? Perchè avvertivamo l'appiattimento del consumo e compravamo motorini ai nostri figli? Perchè non ci siamo mai ribellati alla violenza dell'oggetto? Il mercato ci ringrazia. Gli abbiamo dato il nostro contributo. Ma voi, sì, voi come figli, non avete neanche una colpa? Dov'è il segno di una vita diversa? Forse sono io che non vedo. Rispondetemi: dov'è la spinta verso qualcosa che sta per rinascere? Dov'è la vostra individuazione del nemico? Quale resistenza avete fatto contro il potere, contro le ideologie dominanti, contro l'annientamento dell'infividuo? D'accordo, non posso essere io a lanciare ingiurie contro la vostra impotenza. C'ho da pensare alla mia. Però, spiegatemi perchè vi abbandonate ad un'inerzia così silenziosa e passiva? Perchè vi rassegnate a questa vita mediocre senza l'ombra di un desiderio, di uno slancio, di una propposta qualsiasi? Forse il mio stomaco richiede qualcosa di più spettacolare, di più rabbioso, di più violento? No! Di più vitale, di più rigoroso qualcosa che possa esprimere almeno un rifiuto, un'indignazione, un dolore... Quale dolore? Ormai non sappiamo neanche più cos'è, il dolore! Siamo caduti in una specie di noia, di depressione...Certo, è il marchio dell'epoca. E quando la noia e la depressione si insinuano dentro di noi tutto sembra privo di significato. Si potrebbe dire la stessa cosa del dolore? No! Il dolore è visibile, chiaro, localizzato, mentre la depressione evoca un male senza sede, senza nulla... salvo questo nulla non identificabile che ci corrode. 24 October Ho imparato...Ho imparato a sognare,
che non ero bambino che non ero neanche un' età Quando un giorno di scuola mi durava una vita e il mio mondo finiva un po là Tra quel prete palloso che ci dava da fare e il pallone che andava come fosse a motore C'era chi era incapace a sognare e chi sognava già Ho imparato a sognare e ho iniziato a sperare che chi c'ha avere avrà ho imparato a sognare quando un sogno è un cannone, che se sogni ne ammazzi metà Quando inizi a capire che sei solo e in mutande quando inizi a capire che tutto è più grande C' era chi era incapace a sognare e chi sognava già Tra una botta che prendo e una botta che dò tra un amico che perdo e un amico che avrò che se cado una volta una volta cadrò e da terra, da lì m'alzerò C'è che ormai che ho imparato a sognare non smetterò Ho imparato a sognare, quando inizi a scoprire che ogni sogno ti porta più in là cavalcando aquiloni, oltre muri e confini ho imparato a sognare da là Quando tutte le scuse, per giocare son buone quando tutta la vita è una bella canzone C'era chi era incapace a sognare e chi sognava già Tra una botta che prendo e una botta che dò tra un amico che perdo e un amico che avrò che se cado una volta una volta cadrò e da terra, da lì m'alzerò C'è che ormai che ho imparato a sognare non smetterò 13 October "..scriveva la sigla c.v.d e per un istante gli sembrava di aver messo in ordine un piccolo pezzo di mondo."Ho voglia di scrivere...
non so cosa di preciso, ma ogni tanto capita di sentire il bisogno imprescindibile di comunicare qualcosa "in diretta" di urlare al mondo intero senza freni nè remore..
Avrei tanto da gridare..ogni volta con gli occhi puntati sullo schermo bianco cominci ad organizzare il tuo mondo, e ti accorgi che escludendo i fatti dei quali non tutti sono al corrente, quelli troppo personali per essere proferiti, quelli non degni di essere considerati, ben poco resta incensurato..
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OK 14 September Era l'uguaglianza in persona che la rimproverava..
"Dovette proseguire, ma non riusciva a toglierselo dalla mente: camminavano entrambi nello stesso rumore, eppure lui aveva ritenuto necessario farle intendere che non aveva alcuna ragione e forse nemmeno alcun diritto di coprirsi le orecchie. Quell'uomo la richiamava all'ordine che lei aveva trasgredito con il suo gesto. Era l'uguaglianza in persona che la rimproverava, non ammettendo che un individuo rifiutasse di accettare quello che dovevano accettare tutti. L'uguaglianza stessa le proibiva di trovarsi in disaccordo con il mondo in cui tutti viviamo. (...) La velenosa immagine dell'uomo che si batteva la fronte con la mano sparì a poco a poco dalla sua mente, che si riempì di questa frase: non posso odiarli perché non sono legata a loro; con loro non ho niente in comune."
Da "L'immortalità" di Milan Kundera |
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